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Pierluigi Pagni: “Contro la Juventus servirà tanto sacrificio, in attacco punterei su Immobile e Keita”

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Intervista con l’ex difensore della Lazio, che ha parlato del suo passato, ma anche della finale di Coppa Italia

Pierluigi Pagni è a tutti gli effetti un livornese atipico vista la sua lunga permanenza alla Lazio (nella città toscana l’aquila non è ben vista). Nonostante non abbia ottenuto dei risultati eclatanti in carriera, ha sempre messo tutto in campo rimanendo nei cuori dei tifosi, totalizzando ben 180 presenze tra Campionato, Coppa Italia e Coppa delle Alpi tra il 1958 e il 1968 (in mezzo la parentesi a Cosenza nel 1961-62). Chiude la carriera alla Spal nel 1969, ma naturalmente con quasi dieci anni di militanza, è di diritto nella storia del club romano.

Partendo dal principio, come è nata la possibilità di andare alla Lazio e come è stato l’impatto con la caotica realtà romana?

Sono arrivato a Roma nel 1958 e nonostante la città non fosse caotica come oggi, per me ragazzo della periferia di Livorno è stata un po’ dura. Ma i giocatori più anziani come ad esempio Lovati, Molino, Lo Buono mi hanno immediatamente messo a mio agio, anche perché sono andato ad abitare vicino a loro, quindi sono entrato subito in contatto con gente che aveva una certa risonanza nell’ambiente e che militava da anni alla Lazio.

Lei ha vissuto un calcio completamente diverso da quello attuale, con grandi campioni del calibro di Sivori, Charles, Suarez e Mazzola. Quale tra questi l’ha messa maggiormente in difficoltà?

Avevo 20 anni e ho giocato alla Lazio fino a 30 anni. Quando sei nel pieno della gioventù, pieno di forza, vai poco in difficoltà, perché se ti dribblano lo riprendi, cerchi di aiutarti in qualche modo. Le squadre ricche di campioni avevano una dimestichezza col pallone differente per questo vincevano i campionati. In generale non ho mai avuto paura di chi dovevo marcare.

Che ricordo ha del suo unico goal con l’aquila sul petto realizzato in un Modena-Lazio del 23 Ottobre 1963?

C’è un motivo perché quello è stato l’unico goal. Noi non potevamo muoverci da dietro, ci vietavano di venire avanti, oggi i difensori invece vanno spesso in avanti facendo corse di 60-70 metri che alla lunga si sentono nelle gambe. Ad ogni modo quel goal mi ha fatto molto piacere perché mi sono trovato a limite dell’area di rigore, mi è capitata questa palla, ho tirato a fil di palo e ho fatto goal.

Si aspettava di vedere i biancocelesti in Europa con tre giornate d’anticipo viste le premesse di inizio stagione?

No, non me l’aspettavo. Sono felice di questa cosa, felice per Inzaghi che ha tenuto questa squadra in un modo eccelso, gioca veramente bene ed è un piacere vederla. Ultimamente quando assisto alle partite della Lazio, la vedo con occhi diversi, non devo più dirmi speriamo bene o quant’altro. Tolte le squadre che stanno più in alto in classifica, la Lazio è quella che gioca meglio.

Quale calciatore della rosa laziale di quest’anno lo ha colpito di più?

Ultimamente Strakosha, mi sta dando belle soddisfazioni. De Vrij si sa che è un campione anche se è spesso soggetto ad infortuni. Inutile menzionare i vari Parolo, Biglia, Immobile, Keita che hanno fatto benissimo. Chi più, chi meno ma tutti i componenti della rosa hanno reso ad alti livelli.

Il pronostico della finale di questa sera vede naturalmente favorita la Juventus. Come può sorprendere i bianconeri mister Inzaghi?

Come ha detto Inzaghi in conferenza servirà la partita perfetta. Servirà un grande sacrificio difensivo per poi agire in contropiede con Immobile e Keita, che quando partono fanno “danni grossi”, soprattutto il senegalese, in grande spolvero in questo ultimo periodo.

Chi schiererebbe in attacco al fianco di Immobile tra Keita e Felipe Anderson?

Io metterei Immobile Keita, con Felipe Anderson pronto a subentrare dalla panchina. Importante sarà anche il ruolo di Lulic, un giocatore universale che sta ricoprendo praticamente tutti i ruoli. Rinfoltirei il centrocampo e con i due davanti proverei a sorprendere di rimessa la loro difesa, che devo ammettere è davvero fortissima.

Che effetto le ha fatto la promozione in Serie A della Spal, squadra in cui ha militato nella stagione 1968-1969?

Sono stato felicissimo. Io ho giocato nella Spal quando c’era il presidente Mazza che era un mito a Ferrara. È una società sanissima e una piazza di gente che ama il calcio. Mi fa veramente piacere che sia tornata in Serie A, lo ha meritato.

Ritornando alla Juventus, come vede la finale di Champions League con il Real Madrid? Che percentuali di successo dà alla formazione di Allegri?

Secondo me 50 e 50. Sono due grandi squadre, la Juventus è ormai una club di livello internazionale, sa come comportarsi, ma dall’altra parte c’è un calciatore micidiale come Cristiano Ronaldo. Fa delle cose assurde grazie alla sua prestanza fisica, ha fatto tantissimi goal. I bianconeri dal canto loro hanno grandi calciatori come Dybala e Higuain, però ripeto dall’altra parte c’è Ronaldo…Naturalmente mi auguro vinca la formazione di Allegri.

Antonio Pilato

 

 

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