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Gabriele Podavini: “Bisognerà giocare da Lazio per coronare il sogno Champions League”

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L’ex terzino biancoceleste, intercettato da Passione del Calcio, ha parlato della sua carriera e della sfida decisiva tra Lazio e Inter

Gabriele Podavini, non sarà mai un personaggio come gli altri nella storia della Lazio. Ha portato l’aquila sul petto nel momento più buio della storia biancoceleste, ma alla fine insieme a tutti gli altri eroi dei “meno nove” è riuscito a scrivere una pagina indelebile, salvandola dalla Serie C e dall’ombra del fallimento. Con il primo club della Capitale ha collezionato 149 presenze e 7 reti nonostante di ruolo facesse il difensore esterno. Tra le altre maglie indossate nel corso della sua attività agonistica ci sono quelle del Genoa, del Siena e soprattutto del Brescia, formazione in cui è cresciuto.

Lei è stato un terzino destro dotato di una discreta tecnica e di un buon dinamismo. A chi si paragonerebbe nel calcio attuale?

Sono stato un esterno di fascia, ai miei tempi c’erano Cabrini e Benarrivo con caratteristiche simili alle mie. Del calcio attuale potrei essere uno alla Basta, o meglio ancora Radu, ma di piede destro.

La storia della Lazio dei meno nove è qualcosa di incredibile e allo stesso tempo straordinario. Cosa si porta dentro di quell’annata?

Mi porto dentro tutto il campionato, il ricordo di un’avventura finita bene e di una parte della storia della Lazio. Ho ancora in mente tutto, passo per passo, è un qualcosa che non dimenticherò mai. Quando rivedo quei filmati mi viene il magone e mi calo nella realtà di allora.

Gli spareggi di Napoli seppur sofferti, hanno regalato la salvezza alla squadra. Può raccontare qualche aneddoto sui giorni precedenti alla sfida decisiva con il Campobasso?

Era una sfida da dentro o fuori. Non vedevamo l’ora di giocare per scaricare la tensione e l’adrenalina che avevamo in corpo. Vedere tutta quella gente durante il riscaldamento è stato qualcosa di unico. Descrivere quei momenti è riduttivo, bisogna viverli per poterli capire. Non potevamo deluderli, non potevamo fallire, è così è stato.

Come si sente ad essere ricordato dai tifosi della Lazio alla stregua di coloro che hanno vinto degli scudetti?

Sono molto orgoglioso, ora ho realizzato che abbiamo fatto un’impresa storica, da ricordare. Allora non avevamo capito che era così importante, perché la si viveva giocando. Adesso a bocce ferme, vedendo come veniamo ricordati, con affetto e stima, mi sono reso conto che siamo stati protagonisti di qualcosa di particolare.

Chi era Giuliano Fiorini e quanto è stato importante il suo carisma in quegli anni difficili?

È stato un giocatore determinante non tanto per i goal visto che non era un bomber di grosse cifre, ma soprattutto perché era un uomo spogliatoio, gli volevamo tutti bene. Non potevi non essergli amico, faceva gruppo, ti caricava, era una colonna portante della squadra.

Cosa si aspetta da questo decisivo Lazio-Inter e cosa dovranno fare i biancocelesti per centrare la qualificazione alla Champions League?

Mi aspetto di coronare il sogno di un campionato esaltante. È strano ridursi all’ultima partita dopo un’annata da protagonista. Bisogna giocare da Lazio e recuperare qualche pedina importante, perché non tutte le riserve sono all’altezza. Sarà importante l’entusiasmo e la spinta del pubblico, che dovrà essere il dodicesimo uomo in campo.

Quali caratteristiche della Lazio targata Simone Inzaghi le sono piaciute di più?

La lazialità del mister, ha la Lazio nel cuore. Quando segna la squadra si esalta, sembra ancora un giocatore. Questa è la caratteristica che mi piace di più dell’allenatore biancoceleste.

Che idea si è fatto del caso De Vrij? Lei lo schiererebbe contro i nerazzurri?

La logica direbbe di no per tantissime ragioni, sarebbe una tutela per tutti: per lui, per i compagni e per i tifosi. Il cuore invece direbbe di sì, visto che non ci sono sostituti adeguati. È troppo importante per la formazione laziale.

L’Europa League può essere considerato il rimpianto più grande della stagione? Cosa non è funzionato a Salisburgo?

I rimpianti sono legati a quegli otto minuti di follia, la Lazio aveva la qualificazione in tasca. Un vero peccato, dopo un cammino così importante, si poteva arrivare in finale, visto che poi sarebbe capitato il Marsiglia, un avversario decisamente alla portata.

Qual è la sua opinione rispetto al Var e agli episodi controversi capitati alla Lazio?

Dal 2003 predicavo l’arrivo del Var. Non risolve tutti i problemi, ma ne elimina molti. La decisione finale però spetta sempre all’arbitro e alla sua interpretazione soggettiva. Per alcuni aspetti non è cambiato molto, ma sono comunque favorevole.

Antonio Pilato

Ringrazio sentitamente Gabriele Podavini per la disponibilità nel concedere questa intervista

Fonti immagini: laziopress.it, wikipedia.org

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