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Elisa Di Francisca: “La scherma ha meno seguito del calcio perchè è più difficilie da comprendere. Punto a Tokyo 2020”

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Italy's silver medal winner Elisa di Francisca poses on the podium during the medal ceremony for the women's individual foil fencing event of the Rio 2016 Olympic Games at the Carioca Arena 3 in Rio de Janeiro on August 10, 2016. / AFP PHOTO / Kirill KUDRYAVTSEVKIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images

La campionessa olimpica ha parlato della sua carriera e delle prospettive future, senza disdegnare qualche battuta sul calcio

Oro alle olimpiadi di Londra nel 2012, argento a Rio 2016, quattro medaglie mondiali e altre sei europee. Questo è il palmares di Elisa Di Francisca, una delle più grandi interpreti della scherma femminile dell’intero stivale. Formatasi nella scuola di scherma di Jesi, ha dato lustro alla tradizione già positiva della sua terra. In attesa di nuove importanti sfide (magari le olimpiadi di Tokyo nel 2020), si sta dedicando al suo primogenito Ettore, nato pochi mesi fa.

Come e quando è nata la tua passione per questa disciplina?

È nata così per caso, avevo appena smesso di fare danza classica, avevo sette anni e volevo passare ad uno sport più movimentato, più di competizione. A Jesi la scherma era già famosa, visto che c’è una scuola molto rinomata e appena iniziai fu subito amore a prima vista.

Trillini, Vezzali e Di Francisca, tutte nate a Jesi. Come mai questa terra è riuscita a far esplodere così tante campionesse di questo sport?

Tutto ciò è stato possibile grazie al grande maestro Ezio Triccoli, che ha appreso tale tecnica nei campi di concentramento e portò il suo sapere a Jesi, fondando poi una palestra. Fece lezione a tutti noi, in primis a Stefano Cerioni, primo maschio a vincere l’oro olimpico a Seoul nel 1988, poi Giovanna Trillini nel 1992 a Barcellona, Valentina Vezzali che ne ha vinti tre ed infine io a Londra nel 2012.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in ambito sportivo?

Il pensiero va sicuramente verso le olimpiadi di Tokyo del 2020, a cui spero di prendere parte.

Sei soddisfatta dell’esito del mondiale di scherma a Lipsia dello scorso Luglio, con ben 9 medaglie conquistate dai colori azzurri?

Molto soddisfatta, questo dimostra che la scherma non è morta, che i giovani sono bravi e competitivi e sono in grado di portare in alto il nome dell’Italia all’estero, anche dopo noi big più grandi d’età.

Facendo una panoramica sulla nazionale di calcio, di cui hai dichiarato di essere tifosa, cosa ne pensi di un’eventuale mancata qualificazione per il mondiale di Russia del 2018?

La vedo male, spero di no, il calcio è lo sport più famoso in Italia. Sarebbe un vero peccato non farsi valere, addirittura non andare al mondiale. Non sarebbe affatto una bella figura.

Perchè nonostante la scherma abbia portato tante soddisfazioni al Bel Paese, non ha il seguito che ha il calcio?

Perché è uno sport più difficile da capire, lo segui in televisione, non sai le regole e quindi non ti appassioni. Inoltre non è famoso e non è seguito, un po’ come il rugby, che ha tante regole di difficile comprensione. Il calcio è più semplice, basta segnare nella porta avversaria.

Un altro sportivo del tuo paese che si è fatto valere è Roberto Mancini. Cosa ne pensi della sua carriera e della sua scelta di emigrare in Russia quest’estate?

Lo conosco, è stato un grande giocatore, è un grande allenatore e come tanti altri ha deciso di andare all’estero perché pagano meglio. L’Italia vista la crisi, non riesce ad offrire salari all’altezza di grandi potenze come Russia e Cina.

Da poco sei diventata mamma del piccolo Ettore. Ti piacerebbe se seguisse le tue orme oppure ti immagini altro per lui?

Non glielo imporrò sicuramente, però mi piacerebbe  che facesse il o mio sport o anche il rugby, perché insegnano i veri valori, non punterei al calcio, perché ormai è tutto tranne che sport. I ragazzini lo vogliono fare più per i guadagni o per pettinarsi come i calciatori. Purtroppo è così. Il rugby invece insegna la fratellanza e lo spirito di squadra. Nonostante le rivalità, dopo le gare c’è il terzo tempo e vanno a bere tutti insieme e ciò è bellissimo. La scherma stessa ha molti valori e principi, che personalmente mi hanno insegnato tanto.

Quando un giorno deciderai di terminare l’attività agonistica, hai in mente una carriera da allenatrice o stai pensando anche ad altro che non riguardi la scherma?

Intanto ho in mente una bella festa con le altre ragazze della palestra e poi mi piacerebbe cambiare ambiente, ma nulla contro la scherma, semplicemente vorrei vedermi in altre vesti e accettare nuove sfide.

Antonio Pilato

Un ringraziamento speciale alla campionessa olimpica Elisa Di Francisca per essersi prestata a questa intervista.

Immagine presa da inews.co.uk

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