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Alda D’Eusanio, madrina del Derby d’Italia femminile: “Ogni volta che viene violentata una donna mi sento colpevole”

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Abbiamo intervistato uno dei volti più noti della tv, giornalista e conduttrice di vari programmi tra i quali L’Italia in diretta e Al posto tuo, che si è occupata di svariati argomenti dalla politica alla scienza, dallo sport (per Sport Sette) all’intrattenimento. Ieri è stata madrina di un evento che vuole dare un segnale forte, un calcio alla violenza e ad ogni forma di discriminazione

Le è piaciuto essere madrina di un evento tanto importante quanto il Derby d’Italia?

Assolutamente sì. Non sapevo esistesse una struttura completamente dedicata alle donne (ndr, il Palalevante di Roma).

Locandina evento

Lei è sempre stata sensibile al tema della violenza sulle donne. Come è nato questo suo coinvolgimento?

Me ne occupo da più di dieci anni. Sono stata una delle prime a denunciare la problematica. Ho ricevuto minacce per questo, tanto che ho girato una settimana con la scorta. Per fortuna non è mai successo niente. Prima non se ne parlava; dopo è divenuta una moda, ma ben vengano certe mode. Ogni volta che viene violentata una donna è sempre colpa di tutti noi che lo abbiamo permesso. Io mi sento molto colpevole.

In base alla sua esperienza che cosa ha capito?

Fino a quando non si muovono le donne non succede niente. Spesso e volentieri veniamo lasciate sole dalle nostre stesse famiglie e non troviamo la forza necessaria per parlarne perché ci sentiamo in colpa. Non ci sono ancora leggi giuste che tutelino realmente le donne. Non è un problema prettamente italiano. Basti vedere i film inglesi e americani che propongono casi di donne maltrattate. Siamo noi donne le detentrici della possibilità di superare il problema.

Quali sono i motivi che portano all’omertà? Perché le donne spesso e volentieri non denunciano?

A causa dell’educazione ricevuta. Siamo cresciute sentendoci da meno rispetto agli uomini. Il matrimonio viene visto come un vincolo sacro anche quando in realtà si è sposato una bestia. Spesso la dipendenza economica gioca un ruolo fondamentale. Io vengo da un paese contadino: se una donna veniva picchiata i vicini non denunciavano l’accaduto.

Una curiosità, ma lei è sportiva?

No sono l’anti sportiva per eccellenza. Gli unici sport sono sfogliare i giornali e fare la spesa. Quando vedo la gente correre sudo per loro.

Le piace il calcio? Tifa qualche squadra?

Seguo le partite e tifo la Lazio, perché mio marito era laziale, ma non ci capisco granchè. Mi vedo anche la Roma perché mia cognata è una tifosa sfegatata romanista, tanto da aver contagiato anche il mio pappagallo Giorgio, che ripete tutto quello che dice lei.

Vedete solo le squadre della Capitale?

No tutte. Mio fratello ad esempio è milanista. Di fronte a me poi abita Gianni Rivera e ogni tanto viene a vedere le partite da noi.

Quindi stasera sarà sintonizzata su Real Madrid-Roma?

Certo con tanto di pop corn. Respirerò ancora una volta il fumo passivo del calcio.

Foto presa da: www.davidemaggio.it

 Erika Eramo

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